Polvo, de Carlo Bordini.

 

Siempre seré un poco menos de lo que soy,
o más bien, mucho menos. Polvo. He perdido mucho.
Lo que está perdido non se puede recuperar, y si se recuperara
ya estaría disperso, ya non entraría en el orden establecido
de las cosas. Me alegra que de mi
no quede nada más que une leve
envoltorio. He perdido
mucho. En esta levedad,
lo que más importa es la ausencia de agudos,
todo es redondo y se recoje. Y con eso basta.
Todo lo que se ha devastado puede volverse redondo,
aún redondo. Como un jarrón. Todavía es posible.
El polvo se puede recuperar. El polvo unea vez fue
escombros. Y ahora no es escombros,
es leve, qubradizo. El polvo
es algo menos, pero se puede
mantener junto. Las heridas pueden volverse polvo, recogido
y recluido. Me alegro
de non entender las cosas. Su
razón. Hay cosas que ignoro, y me
alegro. Surgen como misterios,
serenas. Por ejemplo,
la chica que siempre me encuentro, ¿me ama
o no? Non lo sé. Me alegro
de no saberlo. Me alegro de no saber
si la quiero, o más bien, sé que non la quiero, que podria
quererla; me alegro
de non saber si hubiese podido amarla. Este misterio
me tranquiliza más que su amor.
Es bueno no saber. No saber, por ejemplo,
cuanto viviré,
o cuanto vivirá la tierra.
Esta vacilación
substituye la eternidad.

(…)

 

Traducción de Laura Ceccacci, in Revista Casa Silva N°21, 2007.

 

POLVERE

Sarò sempre un po’ meno di quello che sono,
e anzi, molto meno. Polvere. Ho perso molto.
Ciò che si perde è irrecuperabile, e se lo si recupera esso
è ormai disperso, non rientra più nell’ordine prestabilito
delle cose. Sono contento
se di me non rimane che un lieve
involucro. Ho perso
molto. In questa levità,
ciò che più importa è l’assenza di acuti,
che tutto sia tondo e raccolto. Basta
questo. Tutto ciò che è devastato può divenire rotondo,
ancora rotondo. Come un vaso. È ancora possibile.
La polvere può essere recuperata. La polvere era una volta
detriti. Ora la polvere non è detriti,
è lenta friabile. La polvere
è un po’ meno, ma può essere
tenuta insieme. Le ferite
possono diventare polvere, raccolta
e conchiusa. Sono contento
di non capire le cose. La loro
ragione. Vi sono cose che ignoro, e sono
contento. Appaiono come misteri,
tranquille. Ad esempio,
la ragazza che incontro sempre, mi ama
o no? Non lo so. Sono contento
di non saperlo. Sono contento di non sapere
se l’amo, o meglio, so che non l’amo, che potrei
amarla; sono contento
di non sapere se avrei potuto amarla. Questo mistero
mi rassicura più del suo amore.
È bello non sapere. Non sapere, ad esempio,
quanto vivrò,
o quanto vivrà la terra.
Questa sospensione
sostituisce l’eternità.

(…)

Tratto da Carlo Bordini, I costruttori di vulcani, Luca Sossella, Bologna, 2010.